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Chi sono

Lavoro da anni nell’ambito della qualità e della sicurezza, come traduttrice in ambito tecnico-scientifico e come insegnante privata.

Lo scopo di questo blog è di raccogliere informazioni importanti che vorrei condividere con altri traduttori o con i miei studenti.

Sono Claudia Sorcini, ho una laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, un lavoro nel campo della qualità e della sicurezza – che ho scelto di mantenere in modalità part time per prendermi cura delle mie due figlie – in un’azienda di alto livello tecnologico da quasi 20 anni e oltre a ciò ho da sempre una grandissima passione per le lingue straniere e le materie scientifiche.

Adoro infatti le materie come la matematica, la fisica, la geologia, la chimica e la biologia e sono fluente in inglese e in francese, con un livello di conoscenza intermedia del tedesco.

Assistendo nello studio le mie due figlie (che ormai sono quasi ventenni!) e le loro amiche ho scoperto che, oltre ad avere questa grande passione per le lingue e le scienze, mi piace tantissimo anche cercare di divulgare ciò che conosco, così ho iniziato a dare lezioni private a ragazzi e adulti.

Allo stesso tempo, avendo svolto saltuariamente dei servizi di traduzione e interpretariato, ed essendo stata molto appassionata da questa attività, ho deciso di intraprendere un master in Traduzione tecnico-scientifica e la localizzazione informatica, che ho concluso nel gennaio del 2020, grazie al quale ho trovato nuovi stimoli per rendere più rigoroso e creativo il mio modo di lavorare.

For my presentation in English please click here.

Tutto sui vettori

I vettori sono grandezze più “complete” rispetto agli scalari, poiché sono dotati non solo di un modulo (un numero con unità di misura o meno, che viene detto anche intensità o magnitudo), ma anche di una direzione (l’angolazione della retta su cui giacciono) e da un verso (da una o dall’altra parte della direzione).

Quindi, riassumendo:

L’intensità si indica come la lunghezza del vettore quando si disegna: un vettore con modulo o intensità maggiore va rappresentato con una lunghezza maggiore.

Il metodo più adeguato per eseguire la somma vettoriale è quello punta-coda nel caso si tratti di spostamenti, perché i vettori si trovano già nella posizione giusta, con la coda coincidente con la punta del precedente.

Nel caso delle forze, che di solito vengono applicate nello stesso punto, è invece di solito consigliabile il metodo del parallelogramma, secondo il quale i vettori devono essere posizionati con le origini coincidenti.

Un vettore può essere scomposto nelle due componenti ortogonali e questo rende molto comodo i calcoli vettoriali.

Se scompongo il vettore C nelle sue componenti Cx e Cy, vuol dire che facendo la somma vettoriale delle componenti ottengo lo stesso vettore.

Ovviamente il modulo della somma dei due vettori A e B non coincide con la somma dei moduli dei vettori A e B, a meno che non si tratti di vettori che hanno la stessa direzione e lo stesso verso, e dobbiamo seguire delle regole per calcolare sia il modulo che la direzione del nuovo vettore somma, che possono essere:

  • grafici (facendo il disegno in scala e misurando la lunghezza del vettore con il righello e l’angolo con il goniometro)
  • aritmetici, secondo quanto spiegato di seguito

Calcoliamo le componenti dei vettori da addizionare e quelle del vettore somma.

In generale per i vettori le componenti si trovano così:

Una volta individuate le componenti ortogonali possiamo procedere calcolando modulo e angolo così.

Per ripassare la trigonometria compariamo seno e coseno nella circonferenza trigonometrica (che ha raggio uguale a 1) e quella con raggio R, in cui il raggio corrisponde con l’ipotenusa del triangolo rettangolo che ha come cateti le proiezioni del raggio sull’asse x (raggio per coseno) e quella del raggio sull’asse y (raggio per seno).

Numero di diagonali in un poligono

Prendiamo alcuni dei più comuni poligoni e consideriamone il numero dei lati e il numero delle diagonali:

C’è una relazione che lega il numero dei lati con il numero delle diagonali e può essere così spiegata.

Innanzitutto chiariamo la definizione di diagonale di un poligono: ogni segmento che congiunge due vertici non consecutivi.

Se prendiamo ad esempio un esagono, ognuno dei suoi vertici riesce a collegarsi con altri 3 vertici non consecutivi, cioè con il numero totale dei vertici meno se stesso e i due vertici a esso consecutivi.

Basta tracciare le diagonali che partono da 3 vertici consecutivi per tracciarle tutte, in quanto ad esempio la diagonale AC corrisponde con quella CA che parte dal vertice C.

La regola si può quindi scrivere così: si prende il numero dei vertici, si moltiplica per il numero dei vertici meno 3 (escludendo il vertice stesso e quelli consecutivi) e si divide per 2 per evitare di contare 2 volte le stesse diagonali.

Questa regola può essere generalizzata ed estesa anche ai poligoni con numero di vertici dispari ed è facilmente verificabile.

Come affrontare i problemi di fisica

  • Per prima cosa leggo attentamente il testo. Può esserti utile questo articolo.
  • ci ragiono un po’ su e mi domando quali dati sono specificati, quali sono le forze in gioco, quali le formule che possono essere coinvolte. Ad esempio, la forza peso è quasi sempre coinvolta, specie se viene data la massa come dato, se invece si cita una molla entrerà in gioco probabilmente la forza elastica, se si parla di un corpo che comincia a muoversi solo quando la forza raggiunge un certo valore sarà la forza di attrito a opporsi al movinento, e questa viene generata da una forza perpendicolare al piano di scorrimento.
  • faccio il disegno al centro del foglio
  • faccio il diagramma dei vettori (se si tratta di forze le faccio in rosso) collegato al disegno
  • scrivo i dati a sinistra del disegno
  • scrivo la richiesta a destra del disegno
  • scrivo di seguito lo svolgimento, seguendo questi passaggi:

–          individuo quali sono le formule coinvolte (sia a partire dai dati che dalla richiesta)

–          individuo eventuali formule inverse (su come fare guardare qui)

–          individuo tutto ciò che posso dedurre dal diagramma delle forze

–          sostituisco i dati alle lettere delle formule, non dimenticando le unità di misura

–          eseguo i calcoli e semplifico le unità di misura

–          scrivo il risultato, completo di unità di misura

Quello che vorrei dirti (le derivate e la vita)

Troppe volte vedo dei ragazzi affranti perché un’interrogazione, un compito o un esame sono andati male, o peggio perché più interrogazioni, più compiti o più esami sono andati male, oppure li vedo troppo ansiosi in preparazione di o durante queste prove.

La canzone che mi viene da cantare loro, in queste situazioni, è immancabilmente questa:

Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia

A tutti coloro che stanno soffrendo per un fallimento o che lo temono al punto di ammalarsi dico di pensare a come deve essersi sentito Roberto Baggio dopo aver sbagliato il rigore durante la finale Italia-Brasile…

Eppure resta uno dei più grandi giocatori della storia italiana!

Non vi perdete mai d’animo, le prove forgiano il carattere, non sarà un fallimento a farvi perdere di valore e nemmeno più di uno: quello che conta è che voi non vi stanchiate mai di provare e di mettercela tutta per inseguire i vostri sogni.

Anche la matematica ci insegna la stessa cosa: la vita è bella proprio perché è una successione di discese e di salite: non è di certo una piatta successione di eventi tutti uguali, come una funzione costante, che ha la derivata sempre uguale a zero.

La vita non è nemmeno fatta da un monotono susseguirsi di ascese (derivata sempre positiva) o di discese (derivata sempre negativa).

La vita è fatta da ascese (tratti in cui la derivata è positiva) alternate a discese (tratti in cui la derivata è negativa).

Anche se stiamo crescendo, per un po’ può succedere che ci blocchiamo in un punto di flesso orizzontale.

Oppure il nostro andamento può essere oscillante, con alti e bassi, così può succedere che ci troviamo in un punto di minimo relativo, il che può voler dire che le cose non vanno affatto bene, e che il fondo è addirittura ancora da toccare!

Non dobbiamo però disperare, nemmeno se il minimo era il minimo assoluto, perché la derivata può sempre cambiare, possiamo riprendere a salire e toccare un punto di apice!

Ci troviamo in un punto di minimo che sta proprio giù sottozero? La matematica ci dà un’altra notizia positiva: il segno della derivata non coincide con quello della funzione, quindi anche se ci troviamo arenati molto giù nulla ci vieta di invertire la rotta e tornare a salire!

Ci proviamo duranente, ma la nostra vita non ne vuole sapere per il momento di svoltare un po’ nella positività?

Niente paura, ci aiuta la funzione “valore assoluto” a rendere positivo ciò che non lo è, perché tutte le esperienze, anche e soprattutto negative, possono aiutarci a crescere, se sappiamo usarle bene.

Non datevi mai per vinti, non pensate mai che non ci sia una speranza!

Vi invito ad ascoltare questa canzone e a leggere anche i commenti in calce al video.

Immagini tratte da questo libro.

Gli errori di italiano che si fanno spesso in ambito tecnico

Spesso mi capita di sentir parlare dei tecnici molto competenti, che però fanno degli errori di italiano provenienti non da ignoranza, bensì semplicemente dall’aver dimenticato alcune regole o anche dal contatto quotidiano con la lingua inglese.

Se devo essere sincera anche a me capitava, proprio per le ragioni sopra citate, di commettere alcuni di questi errori fino a pochi anni fa, quando ho deciso di intraprendere degli studi in traduzione specialistica e ho potuto rinfrescare molte nozioni, con lo sgradito effetto collaterale che adesso vedere questi errori mi infastidisce davvero molto e non è davvero il caso di starli sempre a correggere.

Veniamo ora agli errori più comuni, senza dimenticare che sbagliare è umano e può capitare a tutti; cerchiamo almeno di non perseverare!

  • apposto: esiste nella lingua italiana, ma come participio passato del verbo apporre. Se volete dire che va tutto bene, dovete scrivere è tutto a posto
  • virgola tra soggetto e verbo o tra verbo e complemento oggetto/predicato nominale: non si mette, semplicemente non si mette! Ogni volta che mettete una virgola tra soggetto e verbo un componente dell’Accademia della Crusca muore, un po’ come quello che succede ai grandi chef italiani quando mettete la panna nella carbonara! L’unico caso in cui la virgola tra soggetto e verbo è concessa è quando in mezzo c’è un inciso (Commettere errori, poiché siamo esseri umani, è normale va bene, mentre invece Commettere errori, è normale non va affatto bene, così come non va bene Il nostro scopo è rendere i sistemi di controllo, automatici ed efficienti, mentre va bene Il nostro scopo è rendere i sistemi di controllo, per quanto possibile, automatici ed efficienti). Nel caso in cui si tratti di inciso le virgole sono due, o quattro se si tratta di un doppio inciso. Quindi possiamo riformulare la regola così: la virgola tra soggetto e verbo o tra verbo e complemento va bene solo se è in numeri pari
  • Piuttosto che usato in modo disgiuntivo inclusivo (come un o, tanto per capirci, o come il latino vel o l’inglese or): il vero significato di piuttosto che è, al contrario, invece di (latino aut). Questo equivoco deriva da un errato utilizzo che se ne fa soprattutto al Nord, forse perché usarlo sembra molto “colto”. Nonostante molte persone lo usino ormai nell’accezione inclusiva, questo può portare pericolosi fraintendimenti, poiché l’accezione sbagliata e quella corretta hanno un significato diametralmente opposto, quindi eviterei di usarlo in ambito tecnico, ad esempio nella redazione delle specifiche

d eufonica tra due vocali diverse: a parte delle eccezioni, come ad ogni, ad esempioad ogni buon contoad eccezione di, la d eufonica va utilizzata solo quando le vocali tra cui si frappone sono uguali (ed ecco, ad Amsterdam) e va evitata quando le vocali sono diverse.

  • quant’altro: non è che sia sbagliato in sé, ma è sbagliato il modo in cui lo si utilizza, in quanto non andrebbe usato alla fine di una frase da solo come una locuzione avverbiale con valore di ‘e così via, eccetera’, bensì seguito da una frase relativa o da participi passati, come ad esempio in quant’altro ritenuto necessario

Segue poi una serie di errori dovuti al contatto con la lingua inglese.

  • nomi di mesi e giorni della settimana con la maiuscola: non si fa così in italiano. Nella nostra lingua i nomi di giorni e mesi si devono scrivere con la minuscola: ad esempio giugno, venerdì, ecc.
  • punti usati come separatori decimali non si fa in italiano: in italiano il separatore decimale è la virgola, in inglese è il punto. I numeri si scrivono in modo molto diverso in nelle due lingue: in inglese la virgola si usa come separatore di migliaia, mentre in italiano allo stesso scopo si usa un punto. Maggiori approfondimenti qui.
  • confidente al posto di fiducioso, sempre a causa dell’influenza dell’altro falso amico inglese confident. Diciamo che non si tratta di un vero errore, in quanto in italiano confidente è usato per dire dire principalmente persona a cui si confidano i propri segreti, ma l’utilizzo che se ne fa ora, a causa del contatto con la lingua inglese, in italiano non è troppo documentato e suona un po’ bizzarro, quindi meglio usare fiducioso.
  • rilevante invece di pertinente. Anche qui il colpevole è un falso amico inglese, relevant. Ho trovato questo errore nella brochure di una scuola internazionale di lingue e lo trovo abbastanza grave in questo contesto.
  • attualmente per intendere davvero/in realtà (il significato dell’altro falso amico inglese actually)
  • consistenza per intendere coerenza o consistente per intendere coerente: questo deriva dal fatto che in inglese consistency ha come primo significato the quality of always behaving in the same way or of having the same opinions, standard, etc, il che corrisponde con l’italiano coerenza e non con l’italiano consistenza, anche se quest’ultimo vocabolo risulta attestato in campo matematico con il significato di non contraddittorietà simile al corrispondente “falso amico” inglese.

Forse il significato di alcune parole italiane cambierà a causa del contatto sempre più frequente con la lingua inglese, ma prima che ci sia questo avvicinamento semantico invito tutti a leggersi la lista di falsi amici redatta da Licia Corbolante.

Risorse utili per i polinomi

  1. Scomposizione di un polinomio in un prodotto di polinomi di grado inferiore

Il primo metodo che si può usare per scomporre i polinomi è quello del raccoglimento a fattore comune, totale o parziale.

Ad esempio, partendo da questo polinomio

x4-14x3+49x2-121

Possiamo raccogliere il fattore x2, comune ai primi tre monomi che lo compongono, ottenendo

x2 (x2-14x+49)-121

Una volta effettuato il raccoglimento, dobbiamo osservare attentamente ciò che abbiamo ottenuto, cercando di riconoscervi le formule dei prodotti notevoli che conosciamo.

Ad esempio x2-14x+49 può essere riconosciuto come il quadrato del binomio x-7 e il polinomio diventerà

x2 (x-7)2-121

Osserviamo bene il polinomio ottenuto e notiamo che è composto dalla differenza di due quadrati, per cui sarà possibile scomporlo come moltiplicazione della somma e della differenza di due polinomi più semplici.

[x (x-7)+11] [x (x-7)-11]

Per riconoscere i prodotti notevoli occorre avere molta confidenza con i quadrati e i cubi più comuni.

Molto può aiutare considerare che tutte le potenze pari sono dei quadrati, tutte le potenze che hanno come esponente un multiplo di 3 sono dei cubi.

Può aiutare anche memorizzare bene quali sono i quadrati perfetti dei numeri, lungo la diagonale delle famosa tavola pitagorica.

Inoltre può essere utile ricordarsi dei cubi più famosi.

Attenzione: il numero 1 può essere quadrato o cubo di 1 o 1 elevato a qualsiasi potenza.

Come aiuto per districarsi nella giungla dei prodotti notevoli ho creato questa mappa:

La mappa per le scomposizioni, che non è esaustiva e non è un flow chart, ma vuole essere solo una piccola guida, si può scaricare qui:

Uno dei casi non contemplati è quando il polinomio si può scomporre aggiungendo o sottraendo termini.

Nel caso in cui il raccoglimento o altri metodi non dovessero funzionare, si può usare Ruffini, come nel seguente video.

2.

2. Riduzione di un polinomio in forma normale

Prima di tutto cerchiamo eventuali prodotti notevoli che potremo trattare utilizzando le regole che conosciamo (ad esempio quadrati di binomi o somme per differenza).

Ad esempio in questa espressione troviamo questi due prodotti notevoli, per ognuno dei quali individuiamo con quali monomi coincidono gli A e i B che sono nella regola.

La prima parte dell’espressione non corrisponde con nessun prodotto notevole e quindi si svolge normalmente come una moltiplicazione tra polinomi, moltiplicando il primo membro del primo polinomio per tutti i membri del secondo polinomio e poi facendo la stessa cosa con il secondo membro del primo polinomio.

4a2, ad esempio, è il prodotto tra i due primi membri dei due polinomi iniziali.

Continuiamo con le moltiplicazioni e lo svolgimento dei prodotti notevoli.

Attenzione a quando si trasforma ciò che è dopo un meno da moltiplicazione di due o più membri ad addizione o sottrazione: affinché il segno negativo sia applicato a tutti i membri è necessario usare una parentesi, nel caso in esame quadra, perché abbiamo usato le parentesi tonde per applicare la formula del prodotto notevole.

Nei prodotti notevoli è importante determinare quale monomio è A e quale è B, in modo da poter applicare le regole che conosciamo.

Svolgiamo i calcoli, facendo prima gli elevamenti a potenza e poi togliendo le parentesi.

Quando si toglie la parentesi si applica il segno meno a tutti gli addendi che erano dentro alla parentesi e quindi tutto ciò che era negativo diventa positivo e viceversa, secondo la regola dei segni.

Individuiamo poi i monomi simili, quelli cioè che contengono le variabili elevate alla stessa potenza, e facciamo le dovute semplificazioni e operazioni, fino a raggiungere il risultato finale.

Divisione polinomiale passo passo

All’inizio controlliamo se il polinomio che dobbiamo dividere è completo di tutti gli esponenti in ordine decrescente fino alla x elevata a 0 (che corrisponde con il termine senza x, perché ogni numero elevato a 0 dà come risultato semplicemente 1.

Se non lo è aggiungiamo il termine mancante con lo stratagemma di moltiplicarlo per il coefficiente 0.

Ad esempio qui manca il termine con l’esponente 1:

Ovvieremo a questa mancanza così, nell’impostare la divisione:

Adesso procediamo alla prima divisione, con cui cominceremo a ottenere il polinomio quoziente, che avrà grado minore rispetto al polinomio di origine.

Quindi quando scrivo i risultati della divisione il grado diminuisce sempre.

Per proseguire nell’operazione ho però bisogno di rimoltiplicare il mio risultato parziale della divisione per il polinomio da dividere, andando a riportare a sinistra il polinomio risultante.

Devo però fare attenzione a riportare i singoli termini nella postazione che gli spetta secondo il loro esponente.

Ad esempio in questo caso non ho il termine con l’esponente alla seconda, quindi lascio vuoto lo spazio relativo.

Quando moltiplico, il grado del polinomio risultante sale.

Sommo i termini iniziali al polinomio che ho ottenuto con la moltiplicazione del divisore con il risultato parziale e, se ho fatto bene i conti, il termine di grado più alto del polinomio deve scomparire mentre vado avanti nell’operazione.

Visto che il polinomio risultante dall’addizione ha ancora grado superiore a quello del divisore, posso continuare con la divisione.

Posso scrivere questo ulteriore risultato parziale della divisione di seguito al primo che ho ottenuto.

Rifaccio ora la moltiplicazione tra divisore e quoziente parziale, cambiando il segno.

Essendo una moltiplicazione, il grado cresce di nuovo.

Faccio di nuovo le somme e trovo sull’ultima riga un polinomio che ha grado inferiore a quello che devo dividere, quindi posso fermarmi e determinare il polinomio quoziente e il resto.

Osserviamo che, essendo il polinomio divisore di grado 2, il polinomio quoziente ha grado inferiore di 2 rispetto a quello di partenza.

Se avessimo avuto invece un polinomio divisore di grado 1, avremmo ottenuto un polinomio quoziente sempre di grado minore rispetto a quello di origine, ma inferiore di 1 grado: ce ne accorgiamo già dal primo passaggio:

Come la chimica ha salvato il mio Capodanno in quarantena

Sono partita per il Belgio facendo la valigia per stare fuori 4 giorni e invece sono rientrata a casa solo dopo un mese, e non perché ho preso il Covid!

Si dice “Natale con i tuoi”, ma, per andare a trovare qualcuno che ha avuto un incidente piuttosto grave e pertanto avrebbe trascorso il Natale completamente da solo in Belgio, ho deciso di partire il 24 dicembre alla volta di Bruxelles, con biglietto di ritorno per tre giorni dopo, concordando con le mie figlie e la mia famiglia di fare con loro un festeggiamento “postumo” tra Natale e Capodanno.

In Belgio è stato bellissimo, come lo è sempre per me, vedere paesaggi diversi, visitare nuovi posti (sebbene con dei limiti), sperimentare altri modi di fare e altre mentalità, un po’ meno bello fare il tampone molecolare il giorno di Natale per poter tornare in Italia due giorni dopo, ma comunque il tampone è risultato negativo e il viaggio piacevolissimo, quindi tutto ok.

Lungomare in Belgio

Prima di decollare per tornare in Italia ho letto sul gruppo WhatsApp della mia famiglia che qualcuno aveva avuto un contatto con un malato di Covid e avrebbe dovuto fare il tampone, ma non ho dato troppo peso alla cosa, avendo io stessa avuto dei contatti in passato senza risultare poi positiva.

Invece, subito dopo l’atterraggio a Fiumicino, non appena ho riacceso il cellulare ho ricevuto circa 60 notifiche e ho capito che qualcosa era andato storto: il contatto aveva scoperto di essere positivo e tutti avevano trascorso insieme il Natale, quindi sul treno è maturata la mia decisione di non tornare a casa dalle mie figlie per precauzione e, dato che nessun altro della mia famiglia poteva ospitarmi (per lo stesso motivo per cui non potevo tornare a casa), ho prenotato una stanza in Hotel, pensando di doverci rimanere solo un giorno…

…povera illusa!

Già il giorno dopo il mio ritorno tutti i miei familiari hanno sviluppato i sintomi del Covid e sono poi risultati positivi, quindi quella che se n’era andata fuori Italia e veniva vista come l’appestata è diventata quella più sicura e l’unica che ha potuto fare la spesa per tutti per due settimane.

La stanza di albergo in cui ho vissuto per due settimane

Vi chiederete cosa c’entra la chimica in tutto questo: ecco, tutta la mia famiglia mi è mancata tanto, in particolare le mie figlie, che sono da poco maggiorenni e quindi potevano stare in casa da sole, ma alle quali sarei voluta stare un po’ di più vicina, soprattutto durante le feste, per cui ho deciso di trascorrere il Capodanno in giardino con un amico accanto alla porta finestra del mio soggiorno, vicina alle mie ragazze, ma protetta da un vetro.

Faceva un po’ freddino fuori, ma abbiamo potuto vedere i fuochi insieme e gustarci un bel piatto di lasagne calde senza usare il forno, che era dentro casa e al quale non potevamo accedere: le lasagne si sono infatti riscaldate grazie a una reazione chimica!

Ho acquistato queste lasagne speciali senza glutine (in quanto sono celiaca) e ho potuto riscaldarle mediante la semplice pressione sul retro della confezione.

Il riscaldamento è garantito dalla reazione chimica dello spegnimento della calce viva, CaO, che a, contatto con l’acqua, reagisce generando grande quantità di calore (reazione esotermica) e trasformandosi in calce spenta, Ca(OH)2.
La calce viva o ossido di calcio, CaO, si ottiene cuocendo il calcare, CaCO3, in una fornace a temperature altissime (reazione endotermica), con la liberazione di anidride carbonica: un po’ di questo calore è stato quindi sprigionato quando ho premuto il fondo della confezione di lasagne e ha così reso un po’ più caldo il mio Capodanno.

Il ciclo della calce

Quindi la chimica mi è stata accanto nella mia quarantena indiretta, anche considerando il fatto che Giampiero, il proprietario dell’albergo che è stata la mia seconda casa per un po’, è un perito chimico!

L’ingresso dell’Hotel Athena a Spoleto

Rappresentazione visiva dei tempi inglesi

Quando penso ai tempi dei verbi in inglese da sempre immagino anche delle figure, quindi  ho provato a mettere nero su bianco su un foglio di carta queste rappresentazioni con uno schizzo.

Nella mia concezione i verbi sono rappresentati in una linea temporale che va da sinistra a destra, partendo dal past, passando per il present e arrivando al future simple, con indicati anche gli altri tipi di passato, presente e futuro (tra cui il present simple, che indicando azioni abituali comprende un po’ anche il passato e il futuro)

In arancione sono indicati i segni che a mio avviso possono aiutare a concepire il senso di questi tempi in inglese e in blu si possono invece leggere le regole di formazione dei vari tempi, per i verbi regolari e per quelli irregolari: ad esempio il past simple si forma con la root, cioè la radice del verbo, altrimenti detta anche base form o stem a cui viene aggiunta la desinenza –ed di per i verbi regolari (a meno di variazioni ortografiche) oppure, nei casi dei verbi irregolari, per formare il past simple si utilizza la seconda forma del paradigma del verbo.

Un verbo irregolare ha infatti come prima forma del paradigma la  base form, come seconda forma il past simple e come terza forma il past participle, quest’ultimo utile per formare il present perfect insieme al verbo to have, oltre che la forma passiva, insieme a to be.

Tornando alla rappresentazione dei tempi, il present simple può essere visto come una successione di azioni che si ripetono nel tempo con una determinata frequenza (o mai nel caso in cui qualcuno voglia esprimere la negazione con never), quindi l’ho rappresentato con delle barrette verticali.

Il present continuous, invece, descrive n’azione che dura nel tempo e quindi l’ho rappresentato come un qualcosa di più esteso, quindi con una barretta orizzontale.

Pensando invece al past simple, questo tempo descrive un’azione che avviene in un momento esatto del tempo ed è ormai finita, quindi l’ho rappresentato come una barretta verticale.

A contrapporsi con il past simple c’è il past continuous, che invece si riferisce a qualcosa di cui vogliamo sottolineare la durata nel tempo, rapresentandolo quindi con una linea orizzontale, contrapponendolo con il past simple che invece è un’azione ormai successa in un momento determinato nel tempo passato e finita, e quindi rappresentata con un segmento verticale.

Il past continuous può essere interrotto da un’altra azione, sempre appartenente al passato ed espressa con il past simple, nelle frasi che sono il corrispondente inglese di forme che conosciamo anche in italiano, come ad esempio “mentre stavo guardando la televisione Jack è entrato nella stanza” (l’inglese in questo caso usa while, in corrispondenza del nostro “mentre”) o “stavo guardando la televisione quando Jack è entrato nella stanza” (l’inglese in questo caso usa when, in corrispondenza del nostro “quando”).

 Un’altra forma verbale, di cui non esiste il corrispondente italiano e che si trova un po’ si colloca un po’ a cavallo il past simple e il present simple, è il present perfect, che, come si intuisce dal suo nome, si riferisce un po’ al presente e un po’ al passato, infatti descrive un’azione per cui il tempo di inizio può essere non ben specificato e soprattutto sta continuando nel presente o ne stiamo ancora riscontrando i risultati: per questo questo tempo si trova a cavallo tra il past simple e il present simple, per come lo vedo io, e l’ho rappresentato con una freccia dall’inizio tratteggiato.

Per quanto riguarda il futuro invece c’è futuro semplice, formato da will più la radice del verbo, che serve a predire un evento del futuro per cui non possiamo dire più di tanto, oppure per promettere qualcosa che faremo nel futuro abbastanza immediato; essendo abbastanza aleatorio, ho rappresentato questo futuro con una vignetta come quella che indica i pensieri… infatti spesso questo tempo verbale viene usato in combinazione con think: I think everything will be ok.

Un altro tipo di futuro può essere espresso con going to: in questo caso si parla di piani che abbiamo per il futuro o di predire degli eventi riguardo ai quali abbiamo maggiore certezza che possano avvenire, perché magari dipendono dalle nostre decisioni.

Il terzo modo per rendere il futuro in più comune è il present continuous, che viene preso  in prestito dal presente per parlare di eventi che abbiamo già stabilito (arranged).

Ci sono delle caratteristiche dei verbi in inglese che rispecchiano un po’ l’italiano, altre caratteristiche che invece se ne discostano molto: ad esempio, anche se nella forma possono essere simili morfologicamente,  il nostro passato remoto e il past simple inglese hanno delle differenze molto profonde uno dall’altro, così come  il present perfect e il nostro passato prossimo.

Infatti succede che il past simple si passa tradurre in italiano sia con il passato remoto, che con il passato prossimo, che con l’imperfetto,  mentre il present perfect i può rendere italiano con il passato prossimo, ma anche con il presente.

Il present perfect è a mio avviso il verbo più difficile per noi italiani da individuare e da riconoscere, quindi ciò che ci può aiutare è l’utilizzo di alcune particelle che vengono spesso utilizzare insieme al present perfect: already, just e yet ad esempio (in particolare already e just si utilizzano con la forma affermativa mentre yet si utilizza con la forma negativa).

Altre due particelle che si incontrano con il present perfect sono for e since: ad esempio for si usa in considerando il present simple come una freccia da inizio tratteggiato for si può considerare per tutta l’estensione della freccia, perché è una particella che descrive tutta la durata temporale dell’azione, mentre invece since va considerato all’inizio della freccia, perché ci indica quando è cominciata d’azione a cui si riferisce il present perfect.

Ci sono delle particelle che ci aiutano a individuare anche il present simple esempi come always, often, sometimes o never.

Come menzionato sopra, il past continuous è utilizzato spesso in accoppiamento con il past simple, e le due particelle a corredo di questo abbinamento sono while e when. Mentre troviamo while in accoppiamento con il past continuous troviamo invece di solito when in accoppiamento con il past simple.

Spero che questo mio schema un po’ sintetico, che non ha pretese di perfezione ed è sicuramente migliorabile, vi abbia aiutato a orientarvi tra i tempi più comuni in inglese o a riconsiderarli sotto un’altra luce.