Correnti di risacca: conoscerle per salvarsi

Più o meno una settimana fa ho rischiato di morire.
Nel giro di pochi minuti sono passata dallo starmene sul lettino in spiaggia a sorseggiare un frullato a pensare alle mie figlie che mi avrebbero compianta, a chiedere a me stessa perché dovevo andarmene così e al cercare ogni possibile aiuto per rimanere a galla.

Nel tentativo di evitare che altre persone possano compiere l’errore che mi stava costando la vita durante le ultime vacanze vorrei descrivere il fenomeno che ha causato tutto ciò (insieme alla mia beata ignoranza al riguardo): le correnti di risacca, dette anche correnti di ritorno o rip currents in inglese.
Entrambi i termini in italiano e quello in inglese contengono il prefisso ri-, che ben rende l’idea dell’essenza di queste correnti: consistono nel ritorno verso il mare dell’acqua che arriva sulla spiaggia attraverso il modo ondoso, di cui sono quindi una conseguenza.

La mia disavventura
Nel primo giorno di vacanza a Creta, ancora un po’ disorientata dal viaggio e ancora alla scoperta del posto, ho preferito non usare la piscina dell’hotel, essendo un’amante del mare, e sono approdata in uno stabilimento stupendo, sdraiandomi sul lettino. Proprio perché sono un’amante del mare ho deciso di fare il bagno, anche se la bandiera era rossa (sinceramente non me n’ero nemmeno accorta).
Entro in acqua e un’onda mi fa subito cadere a terra, ma io non demordo e vedendo altre persone che fanno il bagno continuo ad avanzare, per raggiungere la zona dove le onde non si rompono ed è più difficile cadere.
Avanzo quindi e tocco ancora, quando un bambino di circa 10 anni aggrappato a una palla mi chiama, perché non riesce a tornare a riva. All’inizio penso “Scherza di sicuro”, poi “Cosa ci vorrà mai ad aiutarlo” mi dico, “è un bambino, sarà andato nel panico, inoltre a causa della palla non riesce a nuotare con abbastanza forza per tornare, ora lo raggiungo, gli do due spinte e si torna a riva.”
Raggiungo il bambino: dove siamo non si tocca più, provo a spingerlo, ma dopo due o tre spinte mi rendo conto del fatto che, nonostante le mie spinte e il suo battere le gambe, invece di avanzare verso riva ci stiamo allontanando sempre di più.
Chiedo al bambino “Lascia la palla, così se nuoti anche con le braccia forse ce la fai ad avanzare” e lui mi risponde (giustamente, bravo bambino) che non la vuole lasciare, perché proprio la palla lo tiene a galla.
Mi guardo intorno non sapendo cosa fare, comincio ad avere paura e a non vergognarmi di chiedere aiuto. La persona a noi più vicina è un ragazzo alto, robusto, palestrato, che sta facendo il bagno più vicino a riva. Lo chiamo dicendogli che non riusciamo a rientrare e lui accorre, così ci prendiamo tutti e 3 per mano e cerchiamo di nuotare per tornare.
Il ragazzo è forte e mi sento sollevata, ma dopo breve riconosce di non farcela ad aiutarci entrambi e mi chiede di provare a tornare da sola, mentre lui si concentrerà solo sul bambino.
Dopo breve ci rendiamo conto che non riusciamo nemmeno così. Il panico sale, mentre il ragazzo rimane un po’ indietro con il bambino io avanzo leggermente verso riva e comincio a urlare “Help” e a sbracciarmi, urlo, bevo, urlo, annaspo e ogni tanto provo di nuovo a nuotare per avvicinarmi, la persona più vicina ora è una ragazza, ma è così lontana e non si muove, non capisco se mi sta sentendo.
Le forze cominciano a mancarmi, mi sono già sforzata prima per cercare di aiutare il bambino e poi per provare ad avvicinarmi alla riva, le onde cominciano a passarmi sopra e io comincio a bere sempre di più mentre continuo sempre a gridare, ormai non mi muovo più e grido solamente, fino a quando non li vedo arrivare… due angeli sottoforma di bagnini che arrivano con delle tavolette arancioni, uno di loro arriva prima, mi lancia il salvagente e si avvicina al ragazzo, che sta ancora con il bambino, io come prendo il salvagente provo a nuotare a riva, ma mi rendo conto che non posso, perché con una corda è legato al bagnino, che sta soccorrendo il ragazzo e il bambino.
Aspetto quindi, così presto arriva anche il secondo bagnino con un altro salvagente e cominciamo il nostro ritorno a riva… un bagnino trascina il ragazzo e uno me insieme al bambino.
Il bambino tiene ancora stretta a sé la palla, ogni tanto perde il salvagente, lo riacchiappo, piange, ma non perde mai la lucidità, il bagnino ci urla “Help me, crawl!”, chiedendoci di aiutarlo nuotanto con le gambe, io non ce la faccio più e tra le onde non posso spiegargli che a parte due volte che sono riuscita ad andare in piscina quest’estate era un anno che non nuotavo più, perché le piscine le hanno chiuse per il Covid e sono pure ingrassata, perché in un anno ho solo studiato e lavorato, e non ce la faccio più, riesco a farfugliare solo un “I can’t, I am tired”, allora lui capisce la situazione e mi dice “Relax”, aspettiamo un po’ e poi si ricomincia a nuotare, sbatto le gambe per fargli vedere che voglio davvero collaborare…
Il ritorno è lungo, lunghissimo, anche se chi ci vedeva da fuori afferma che non sia durato così tanto, avere di nuovo la terra sotto i piedi è una gioia immensa, mi butto per terra, mi fanno sdraiare sul fianco sinistro e poi mi consigliano di fare una visita in ospedale per scongiurare ogni pericolo di annegamento secondario: infatti, grazie a questa esperienza, scopro pure che ci sono delle persone che dopo essere state salvate da un annegamento stanno apparentemente bene, salvo poi morire dopo ore per l’acqua entrata nei polmoni.

Cosa dobbiamo sapere
Tutta questa storia vorrei che insegnasse a tutti coloro che la leggono che:
– occorre sempre guardare la bandiera e se è rossa evitare di fare il bagno in mare
–  ci sono delle località che notoriamente sono soggette a correnti molto forti, bisogna informarsi preventivamente a questo riguardo prima di fare il bagno in mare (il posto in cui mi trovavo io, infatti, Rethymno, è proprio famoso per le forti correnti, ma io non mi ero documentata per niente)
– se nonostante le precauzioni venite coinvolti da una corrente non perdete la calma, chiedete aiuto e non cercate di nuotare controcorrente in modo perpendicolare verso la spieggia: nemmeno i nuotatori più forti riescono a contrastare una corrente di risacca e così finirete solo per perdere le forze. Di seguito ci sono dei video con molti consigli e spiegazioni utili, in italiano e in inglese
-come afferma l’autore di uno dei video, if you are going to help, grab a flotation device, or you become part of the problem (se vuoi salvare un bagnante in difficoltà portati un dispositivo di galleggiamento, altrimenti diventi tu stesso parte del problema): il bambino alla fine, a parte la paura, è quello che se l’è vista meglio di tutti, perché è stato abbastanza sveglio da rimanere attaccato alla palla


– inoltre  (questo non c’entra niente con le correnti d’acqua, bensì con quelle elettriche) non fare mai il bagno in mare durante un temporale o anche solo una minaccia di temporale, perché l’acqua è un buon conduttore di elettricità e la scossa che ci arriva può essere molto forte; non è consigliabile rimanere nemmeno in spiaggia, perché non si è coperti da parafulmini negli spazi così aperti: cercate prima possibile un riparo

Video utili e interessanti
Posto di seguito molti video interessanti, in italiano e in inglese, sulle correnti di risacca.
Se volete vedere com’è andato il mio salvataggio, è stato più o meno così:
https://www.youtube.com/watch?v=PlDfuUZ5p9Q


In questo video trovate una serie di consigli e spiegazioni molto utili:
https://www.youtube.com/watch?v=oZAaLDJrgCk


Qui trovate una rappresentazione fisica del fenomeno fatta molto bene. Le correnti di risacca avvengono in zone del fondale che si presentano come dei canaloni piuttosto stretti e questo fa sì che la velocità dell’acqua in corrispondenza di essi sia molto elevata, perché servono a far tornare verso il mare aperto l’acqua avvicinatasi alla spiaggia attraverso una sezione più larga (a parità di portata e al diminuire della sezione la velocità cresce, una legge che ho studiato e ristudiato e anche spiegato molte volte, ma che non avevo mai applicato ai miei bagni in mare!)
https://www.youtube.com/watch?v=iu_4Cqp1LW8


Qui prima della spiegazione fisica c’è un pezzo di documentario che spiega in generale il fenomeno:
https://www.youtube.com/watch?v=JD8S85xUMcI

Per chi vuole approfondire ancora di più:


Nel video seguente si riesce a osservare molto bene l’aspetto superficiale dell’aera interessata da corrente, che appare più tranquilla del resto del mare, in quanto con meno onde:
https://www.youtube.com/watch?v=N5AkFi1EpoQ


Questo invece è un video in cui si trovano delle spiegazioni in inglese:
https://www.youtube.com/watch?v=w8eIcPDlHJY


Nonostante l’esperienza avuta non ho paura né del mare né dell’acqua, so solo che sarò più prudente e invito tutti a esserlo: l’attenzione e la conoscenza dei fenomeni possono salvare vite.

Pubblicato da Claudia Sorcini - Lezioni e traduzioni scientifiche e tecniche

With a Master's Degree in Engineering and a strong passion for languages, I love continuous learning and sharing knowledge.

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