
Ci sono pareri discordanti sul film Interstellar e non piace a tutti, ma personalmente ne sono rimasta affascinata, forse perché anche io con mio padre da piccola parlavo di scienza e di paradossi e, se è vero che mio padre non ha mai pilotato navicelle spaziali, è anche vero che mi ha cresciuta a pane, Guerre Stellari, Star Trek e romanzi di Asimov. Insomma, mi è piaciuto così tanto che l’ho rivisto diverse volte, sia nella versione inglese che in quella tradotta in italiano, e ho letto un po’ di materiale al riguardo, così ho pensato di scrivere questo articolo su alcuni degli aspetti di questo film, sia scientifici che linguistici, che ho trovato più interessanti.
Allerta spoiler: se non avete visto Interstellar vi consiglio di non leggere questo articolo e di non guardare i video citati.
Premetto poi che sono un ingegnere e per di più un ingegnere ambientale, le cui conoscenze già traballano quando si tratta di elettromagnetismo, quindi non vi aspettate un articolo di astrofisica avanzata…
- La musica
In modo simile a in 2001: Odissea nello spazio (come dimenticare Also sprach Zarathustra) la colonna sonora di Hans Zimmer per Interstellar usa un approccio orchestrale imponente, capace di evocare la maestosità dello spazio.
Un elemento imprescindibile dalla colonna sonora di Interstellar è inoltre la poesia recitata per la prima volta dal professor Brand al minuto 49′ del film, Do not go gentle into that good night, il cui titolo rappresenta il leitmotiv del film, insieme all’altro ritornello altrettanto famoso della stessa poesia Rage, rage against the dying of the light. Ho trovato la recitazione di questa poesia nella versione inglese di gran lunga molto più evocativa rispetto a quella tradotta, quindi consiglio a tutti di ascoltarne la versione originale.
2. I personaggi
Vedendo il film in inglese (e vi consiglio caldamente di farlo, perché è tutta un’altra cosa) non si può non essere colpiti dal forte accento dell’America del sud, con sfumature texane, di Cooper, interpretato da Matthew McConaughey. Questo accento riflette le sue radici rurali e il suo trascorso da agricoltore, aggiungendo autenticità al personaggio.
In contrapposizione a Cooper, il professor Brand, interpretato da Michael Caine, ha un accento britannico sofisticato e distintivo, tipico di Michael Caine stesso. È un accento chiaro e articolato, che trasmette autorevolezza e intelligenza, perfettamente in linea con il suo ruolo di scienziato visionario e mentore. Questo accento crea un contrasto interessante con i personaggi americani del film, sottolineando la diversità del team dietro la missione.
Anche l’accento di Romilly in Interstellar è interessante, poiché il personaggio è interpretato dall’attore David Gyasi, che è di origini britanniche. Sebbene Romilly non sembri avere un accento regionale marcato, il suo modo di parlare riflette il tono educato e formale che è tipico di un accento britannico più neutro, che si adatta bene al ruolo dell’astrofisico Romilly.
Amelia Brand, interpretata da Anne Hathaway in Interstellar, ha invece un accento americano standard. Non presenta particolari inflessioni regionali evidenti, il che è in linea con il suo personaggio, una scienziata e astronauta proveniente da un ambiente accademico e professionale, con origini inglesi, ma ormai adattata agli Stati Uniti.
Allo stesso modo, tra i figli di Cooper, Murph e Tom, è Tom, che eredita la fattoria di famiglia, ad avere un accento più vicino a quello del padre, mentre invece Murph ha solo lievi influenze del sud, coerenti con il contesto rurale in cui è cresciuta, ma molto meno marcate rispetto a quello del padre, probabilmente per enfatizzare il suo percorso accademico e scientifico.
3. La diatriba tra fisici e ingegneri
Come non essere colpiti anche dalla differenza tra l’ingegnere Cooper, rozzo e pratico, e i fisici, teorici e idealisti, che partecipano alla missione? Questa grande differenza risalta soprattutto nella scena del pianeta di Miller: già a partire dall’atterraggio di Cooper, definito non “very graceful”, ma “very efficient”, si sottolinea il diverso approccio che in genere hanno queste due categorie verso il mondo, uno improntato più sull’efficienza delle soluzioni, l’altro più sull’eleganza. Che dire poi quando Cooper accusa il team di fisici di essere un gruppo di cervelloni con le “survival skills of a boy scout troop” cioè le capacità di sopravvivenza di un gruppo di boy scout?
4. Time slippage (a causa della dilatazione temporale)
Il film utilizza la teoria della relatività generale di Einstein per spiegare perché il tempo scorre diversamente (nel film la conseguenza della dilatazione temporale viene chiamata time slippage, che vuol dire letteralmente “slittamento temporale”) vicino a oggetti massivi come il buco nero Gargantua.
Un’ora sul pianeta di Miller (3.600 secondi) corrisponde con circa 7 anni. Essendoci 221 milioni di secondi in 7 anni (per la precisione 220.752.000), ogni secondo trascorso sul pineta di Miller corrisponde a circa 61.320 secondi sulla terra, cioè a 17 ore circa.
Poiché il ticchettio che si sente sulla colonna sonora quando i protagonisti arrivano sul pianeta Miller in Interstella ha un periodo di circa 1,25 secondi, esso equivale all’incirca a un giorno intero sulla Terra ed è per questo estremamente significativo, riflettendo il concetto di dilatazione temporale. È un dettaglio sottile, ma geniale, che sottolinea l’urgenza della scena e la drammaticità delle conseguenze della dilatazione temporale vicino a Gargantua.
Ho trovato il seguente video molto utile per capire la dilatazione temporale e lo spostamento verso il rosso gravitazionale (gravitational redshift).
5. Il wormhole, il cilindro di O’Neill e il tesseratto
Al minuto 58′ viene mostrato il wormhole, un ipotetico “corridoio” nello spazio-tempo. Nel film viene visualizzato come una sfera 3D Romilly spiega a Cooper perché si tratta di una sfera e non di un cerchio, come invece l’ingegnere-pilota immaginava, illustrando come una sfera rappresenta nelle quattro dimensioni di uno “spazio piegato” quello che il cerchio su un foglio piegato rappresenta in tre.
Il cilindro di O’Neill, secondo cui è strutturata la stazione spaziale Cooper alla fine del film, è una proposta di colonizzazione spaziale ideata dal fisico e ingegnere Gerard K. O’Neill negli anni ’70. Si tratta di una struttura artificiale progettata per creare ambienti abitabili nello spazio, in grado di ospitare enormi popolazioni.
La rotazione del cilindro provoca una forza centrifuga che spinge gli oggetti verso le pareti esterne del cilindro, creando una forza simile alla gravità terrestre. Questo effetto permette di coltivare cibo, costruire abitazioni e svolgere attività quotidiane come sulla Terra.
In una delle sequenze finali del film viene mostrato il tesseratto, quando Cooper si trova dentro una struttura a 5 dimensioni. Questa rappresentazione visiva immagina uno spazio in cui il tempo stesso è accessibile e navigabile come se fosse una dimensione spaziale. Anche se non è un tesseratto “classico”, il termine viene usato per indicare un ambiente geometrico multidimensionale.
Un tesseratto (o “ipercubo”) è un concetto geometrico che rappresenta la versione a quattro dimensioni di un cubo tridimensionale. È un oggetto astratto che non può essere visualizzato completamente nella nostra realtà tridimensionale, ma può essere compreso matematicamente e rappresentato tramite proiezioni.
Aumentando progressivamente le dimensioni abbiamo:
Linea (1D): un segmento è un oggetto in una dimensione.
Quadrato (2D): è la versione bidimensionale di un segmento, con lati uguali e angoli di 90°.
Cubo (3D): è la versione tridimensionale di un quadrato, con facce quadrate e angoli tridimensionali di 90°.
Tesseratto (4D): è la versione quadridimensionale di un cubo. Ha 8 “facce cubiche” e può essere descritto matematicamente, anche se difficile da immaginare.
Il tesseratto ha:
16 vertici.
32 spigoli.
24 facce quadrate.
8 celle cubiche.
Siccome viviamo in uno spazio tridimensionale, possiamo solo rappresentare il tesseratto con proiezioni, analoghe al modo in cui un cubo (3D) può essere disegnato come un’ombra su un piano (2D). Una proiezione comune del tesseratto è simile a due cubi concentrici collegati da linee, dove il cubo più piccolo rappresenta il “centro” della quarta dimensione.
Interessante che anche Dante nella Divina Commedia riesca a concepire e a descrivere un’ulteriore dimensione dell’universo, come è descritto qui.
6. Il paradosso temporale
Viene detto che il wormhole e il tesseract sono stati creati da “loro”, entità evolute a cinque dimensioni che in realtà sono una versione avanzata dell’umanità stessa. Tuttavia, questo crea un paradosso temporale: come potrebbe l’umanità futura costruire il wormhole per salvare sé stessa se senza quel wormhole l’umanità non sarebbe sopravvissuta?
Il paradosso del viaggio indietro nel tempo è una delle questioni più affascinanti e controverse della filosofia e della fisica. Si basa sull’idea che, se fosse possibile viaggiare indietro nel tempo, potrebbero emergere delle contraddizioni logiche che mettono in discussione la coerenza temporale.
Un paradosso famoso è quello del nonno (o paradosso della causalità): immagina di viaggiare nel passato e di impedire a tuo nonno di incontrare tua nonna. Se ciò accadesse, tuo padre o tua madre non sarebbero mai nati, e di conseguenza nemmeno tu. Ma se tu non fossi mai nato, come avresti potuto viaggiare nel passato per impedire l’incontro?
Scienziati e filosofi stanno dibattendo su come risolvere tale contraddizione.
7. I riferimenti scientifici e le contraddizioni
In Interstellar ci sono anche molte contraddizioni, come il fatto che per avere la dilatazione temporale di cui si parla nel pianeta Miller la gravità dovrebbe essere di gran lunga maggiore di quella sulla terra, molto più di quel 30% di cui si parla nel film.
In questo film ci sono però anche moltissimi riferimenti scientifici che però stimolano la curiosità e sono stati curati dal fisico Kip Thorne.
Una spiegazione approfondita al riguardo è quella di Amedeo Balbi.
Insomma per me questo film è una miniera di stimoli e tra le scene che mi divertono di più ci sono quelle di TARS e CASE, due esponenti di IA di certo più rassicuranti dell’inquietante Hal 9000, mentre su Interstellar il vero pazzo è uno che si chiama nello stesso modo in cui in tedesco dicono “uomo”…

