Glossario aggiornato dei principali termini che si incontrano in macroeconomia con la spiegazione dettagliata di ognuno.

Anticiclico (Countercyclical): riferito a politiche o comportamenti economici che si oppongono al ciclo economico. Ad esempio, una politica fiscale anticiclica aumenta la spesa pubblica o riduce le tasse durante le recessioni per stimolare l’economia e fa il contrario durante i periodi di espansione.
Apprezzamento della valuta (Currency Appreciation): aumento del valore di una valuta rispetto a un’altra. Può rendere le esportazioni più costose e le importazioni meno costose.
Arbitraggio (Arbitrage): acquisto e vendita simultanei dello stesso bene, titolo o valuta in mercati diversi per trarre profitto dalla differenza di prezzo.
Banca Centrale (Central Bank): istituzione responsabile della politica monetaria di un Paese o di un’area economica (es. Banca Centrale Europea o Federal Reserve).
Bilancia commerciale (Trade Balance): differenza tra il valore delle esportazioni e delle importazioni di un Paese. Un surplus commerciale si ha quando le esportazioni superano le importazioni, un deficit si verifica nel caso opposto.
Ciclo economico (Business Cycle): fluttuazioni periodiche dell’attività economica di un Paese, caratterizzate da fasi di espansione, picco, contrazione (recessione) e ripresa.
Curva IS (IS Curve): rappresentazione grafica delle combinazioni di tasso di interesse e livello di reddito in cui il mercato dei beni è in equilibrio (Investimenti = Risparmi).
Curva LM (LM Curve): rappresentazione grafica delle combinazioni di tasso di interesse e livello di reddito in cui il mercato della moneta è in equilibrio (Domanda di moneta = Offerta di moneta).
Debito pubblico (Public Debt): totale delle somme di denaro che il governo deve ai creditori, sia interni che esteri.
Deficit pubblico (Budget Deficit): differenza tra le entrate e le spese del governo quando queste ultime superano le prime in un dato periodo di tempo.
Deflatore (Deflator): indice di prezzo utilizzato per calcolare il PIL reale a partire dal PIL nominale. Misura la variazione complessiva dei prezzi dei beni e servizi inclusi nel PIL.
Deflazione (Deflation): diminuzione generale e continuativa dei prezzi dei beni e dei servizi, spesso associata a recessioni economiche.
Deprezzamento della valuta (Currency Depreciation): diminuzione del valore di una valuta rispetto a un’altra. Può rendere le esportazioni più competitive e le importazioni più costose.
Disoccupazione (Unemployment): percentuale di persone che fanno parte della forza lavoro ma non riescono a trovare un’occupazione.
Domanda aggregata (Aggregate Demand): quantità totale di beni e servizi che vengono richiesti in un’economia a un determinato livello di prezzo e in un certo periodo di tempo.
Esportazione (Export): vendita di beni e servizi prodotti internamente a Paesi esteri.
Esportazioni nette (Net Exports): differenza tra il valore delle esportazioni e il valore delle importazioni di un Paese. Se le esportazioni superano le importazioni, si ha un valore positivo; altrimenti, è negativo.
Importazione (Import): acquisto di beni e servizi prodotti all’estero da un Paese.
Inflazione (Inflation): aumento generale e continuo dei prezzi dei beni e dei servizi in un’economia, che riduce il potere d’acquisto della moneta.
Mercato dei fondi mutuabili (Loanqable Funds Market): mercato in cui i risparmi delle famiglie vengono resi disponibili per gli investimenti delle imprese o del governo, mediati dalle banche e da altre istituzioni finanziarie.
Moltiplicatore Keynesiano (Keynesian Multiplier): concetto secondo il quale un aumento della spesa pubblica può generare un incremento più che proporzionale del PIL.
Offerta aggregata (Aggregate Supply): quantità totale di beni e servizi che i produttori in un’economia sono disposti e in grado di offrire a un determinato livello di prezzo.
Politica fiscale (Fiscal Policy): decisioni del governo riguardo le tasse e la spesa pubblica per influenzare l’economia.
Politica monetaria (Monetary Policy): azioni intraprese dalla banca centrale per controllare la quantità di moneta in circolazione e i tassi di interesse.
Prociclico (Procyclical): riferito a politiche o comportamenti economici che seguono il ciclo economico, amplificandone le fluttuazioni. Ad esempio, una spesa pubblica che aumenta durante le espansioni e diminuisce durante le recessioni.
Prodotto Interno Lordo (PIL) (Gross Domestic Product – GDP): valore totale dei beni e servizi finali prodotti in un Paese in un determinato periodo di tempo, solitamente un anno. È una misura della crescita economica.
Recessione (Recession): fase del ciclo economico in cui l’attività economica diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.
Spread (Spread): differenza tra due tassi d’interesse o tra due rendimenti. È un indicatore molto utilizzato nei mercati finanziari per confrontare il rischio e la redditività di diversi strumenti finanziari.
Uno degli utilizzi più noti del termine è nel contesto dei titoli di Stato, in particolare lo spread tra i titoli di Stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund). In questo caso, lo spread rappresenta la differenza tra il rendimento di un BTP a 10 anni e il rendimento di un Bund di pari scadenza.
Spread alto: indica che i mercati percepiscono un maggiore rischio nell’investire in un Paese (ad esempio, l’Italia rispetto alla Germania). Ciò può essere causato da instabilità politica, problemi economici o altro.
Spread basso: significa che il rischio percepito è minore e che il Paese è considerato più affidabile dagli investitori.
Lo spread è monitorato perché riflette la fiducia degli investitori nella capacità di un Paese di ripagare il proprio debito. Un aumento dello spread può rendere più costoso per un Paese ottenere finanziamenti sui mercati.
Stagflazione (Stagflation): situazione economica in cui l’inflazione è alta, la crescita economica è lenta e la disoccupazione è elevata.
La stagflazione rappresenta un’anomalia rispetto alla tradizionale curva di Phillips, che descrive una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione. In condizioni normali, un’economia con bassa disoccupazione dovrebbe avere alta inflazione, e viceversa. Tuttavia, la stagflazione combina alta inflazione e alta disoccupazione, rompendo questa relazione tradizionale.
Ciò accade perché la stagflazione è spesso causata da uno shock negativo dell’offerta, come l’aumento dei prezzi delle materie prime (es. crisi petrolifere). Questi shock riducono la produzione (aumentano la disoccupazione) e fanno aumentare i costi di produzione (innescando l’inflazione).
La curva di Phillips classica si basa su cambiamenti nella domanda aggregata, non sull’offerta. Ma durante la stagflazione, il problema è uno shock dell’offerta, che sposta contemporaneamente l’equilibrio verso una minore produzione e prezzi più alti.
Di conseguenza, la curva di Phillips può “spostarsi” verso l’alto, indicando che, a ogni livello di disoccupazione, l’inflazione è più alta rispetto al passato.
La stagflazione dimostra che la relazione tra inflazione e disoccupazione non è stabile nel tempo e che la curva di Phillips tradizionale non è sufficiente per descrivere tutte le dinamiche economiche, ma serve un modello più complesso che includa fattori come shock esterni, aspettative di inflazione e dinamiche dell’offerta.
La curva di Phillips si è dimostrata sensibile alle aspettative di inflazione (se i lavoratori e le imprese si aspettano inflazione elevata, negozieranno salari e prezzi più alti, aggravando la situazione) ed è stata per questo rivista da alcuni economisti, introducendo le aspettative di inflazione come fattore determinante.
Tasso di cambio nominale (Nominal Exchange Rate): prezzo di una valuta rispetto a un’altra, senza tener conto delle differenze nei livelli di prezzo tra i due Paesi.
Se una banca centrale vuole che il tasso di cambio aumenti può vendere valuta estera, il che equivale a comprare valuta nazionale. Sono due facce della stessa operazione. Ecco perché:
1. Transazione sui mercati dei cambi: quando una banca centrale vende valuta estera (ad esempio dollari o euro), lo fa in cambio della propria valuta nazionale. Questo significa che la banca sta immettendo sul mercato valuta estera e, contemporaneamente, ritirando dal mercato la propria moneta nazionale.
2. Effetto sul tasso di cambio: poiché la banca centrale riduce l’offerta di moneta nazionale e aumenta la domanda per essa, il valore della valuta nazionale tende a rafforzarsi rispetto alla valuta estera.
3. Meccanismo contabile: da un punto di vista contabile, vendere una valuta equivale sempre ad acquistare un’altra. Ad esempio, vendere dollari significa “acquistare” la propria valuta nazionale.
Tasso di cambio reale (Real Exchange Rate): tasso di cambio aggiustato per la differenza nei livelli di prezzo tra due Paesi, che misura il potere d’acquisto di una valuta rispetto a un’altra.
Tasso di interesse (Interest Rate): costo del denaro preso in prestito, espresso in percentuale.
